L’onore restituito a Pollari
Quando la Corte d’appello di Milano nel febbraio 2013 condannò a dieci anni Nicolò Pollari (nonché altri agenti e suoi collaboratori) per il sequestro dell’imam di Milano Abu Omar avvenuto nel 2003, una “rendition” tipica in Europa in quegli anni di guerra al terrorismo, l’ex direttore del Sismi definì la decisione “sconcertante”.
12 AGO 20

Quando la Corte d’appello di Milano nel febbraio 2013 condannò a dieci anni Nicolò Pollari (nonché altri agenti e suoi collaboratori) per il sequestro dell’imam di Milano Abu Omar avvenuto nel 2003, una “rendition” tipica in Europa in quegli anni di guerra al terrorismo, l’ex direttore del Sismi definì la decisione “sconcertante”. Il segreto di stato imposto sulla vicenda da parte di tutti i governi che si sono succeduti – Prodi, Berlusconi, Monti, ma anche il governo Letta ha sposato il principio – aveva impedito al generale del Sismi di potersi difendere portando prove a discolpa, mentre l’accusa aveva utilizzato anche documenti coperti da segreto. Ora la Corte costituzionale ha accolto i ricorsi della presidenza del Consiglio contro la Corte d’appello e la Cassazione (che aveva annullato una precedente sentenza di proscioglimento). Si torna così alla prima sentenza di assoluzione: quando Pollari e l’agente dell’intelligence Marco Mancini erano stati prosciolti proprio in base al “segreto di stato”.
Il nuovo processo potrà ora ridare l’onore al generale Pollari (per contro, Abu Omar è stato recentemente condannato per terrorismo internazionale). Inoltre è stata smantellata l’aberrazione ideologica secondo cui i governi non possono apporre il segreto di stato su materie su cui indaga la magistratura in sede penale. Nemmeno se c’è in corso una guerra al terrorismo, e gli uomini dello stato sono in prima linea.